IL FU MATTIA PASCAL – Appunti sintetici

Il romanzo – progettato nel 1903, pubblicato la prima volta nel 1904, a puntate, sulla rivista “Nuova antologia” e poi in volume, nello stesso anno – fu ripubblicato nel 1921 con una significativa Avvertenza sugli scrupoli della fantasia. Un manoscritto autografo dell’opera, ricco di varianti, è conservato alla Harvard University. Per identità d’ispirazione e per contiguità tematica, il romanzo si collega al saggio L’Umorismo, pubblicato la prima volta nel 1908 con dedica “Alla buon’anima / di / Mattia Pascal / bibliotecario” e poi ripubblicato nel 1920 con numerose integrazioni e modifiche che, in buona parte, costituivano una risposta alla stroncatura di Benedetto Croce (su «La Critica»).

TRAMA

Mattia Pascal, bibliotecario, conduce una vita insoddisfacente a Miragno, un paesino (immaginario) della Liguria. Una serie di circostanze imprevedibili (un’inaspettata vincita al gioco, il ritrovamento di un cadavere nel quale viene identificato) gli danno l’occasione di cominciare una nuova vita a Roma con l’identità di Adriano Meis. Tuttavia, privo di documenti (la “maschera” di cui non possiamo fare a meno), Mattia-Adriano non può vivere: non può denunciare un furto subito; non può sposare Adriana, la donna di cui, nel frattempo, si è innamorato. Decide allora di ritornare alla sua vecchia vita (dopo aver inscenato il finto suicidio di Adriano), ma a Miragno le cose sono cambiate: la moglie si è risposata ed ha anche avuto una figlia. A Mattia Pascal “redivivo” non resta altro da fare che rinchiudersi nella biblioteca (luogo caotico e polveroso, il contrario di ciò che dovrebbe essere…), estraneo al mondo, e raccontare la propria incredibile vicenda.

STRUTTURA

In questo romanzo salta l’impianto narrativo naturalista in quanto è messo in crisi il criterio di oggettività e verosimiglianza. Il romanzo si apre con due premesse “filosofiche”. Nella prima Mattia fa riferimento alla stranezza della suo “caso”; nella seconda con la famosa esclamazione “maledetto sia Copernico!” emerge con forza il “relativismo conoscitivo” di Pirandello, per il quale il padre dell’eliocentrismo ci ha sottratto definitivamente ogni certezza, rivelando la nostra solitudine e irrilevanza nel contesto di un universo infinito. La Terra non è altro che “un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira senza saper perché”. Il fu Mattia Pascal è dunque un romanzo di “deformazione” in senso umoristico, un anti-romanzo, o meta-romanzo, che narra l’impossibilità del romanzo tradizionale:

  • Segna la crisi di un genere fondato sulla coerenza logica e su nessi causali e temporali
  • Rivela la fine dell’eroe tradizionale (al personaggio manca l’unità della coscienza, è scisso, contraddittorio)
  • Dimostra l’impossibilità del “finale” chiuso (il romanzo “non conclude” perché la vita non conclude. La morte sarebbe una logica conclusione, ma Mattia non muore (vive senza maschera e rientra nel “flusso vitale, senza forma)

La narrazione è in prima persona e la focalizzazione è interna, ma l’io narrante è inattendibile (racconta solo ciò che gli sembra necessario), non ha un punto di vista saldo, recita di continuo, si alimenta di falsità e menzogne, la sua identità vacilla di continuo. Il punto di vista dell’autore non è affidato all’io narrante (come ci aspetteremmo) ma ad un personaggio secondario (Anselmo Paleari e la sua “lanterninosofia”). La struttura non è più lineare ma è circolare, inizio e fine si ricongiungono: Mattia inizia a raccontare la propria vita quando si rende conto di non poterla più vivere.

LINGUA E STILE

Mattia, personaggio borghese e provinciale, si esprime con un linguaggio di registro medio, con modi dell’oralità. L’uso frequente di frasi avversative non ha la funzione di imitare il parlato (non c’è intento di verosimiglianza), ma per mimare gli stati psicologici incerti, contraddittori del personaggio. C’è molta “teatralità” nei gesti e nelle parole di Mattia e degli altri personaggi: la vita è finzione e tutti recitano una parte

MODELLI

Il romanzo fantastico ottocentesco (genere in voga nella letteratura europea del tempo), basato sulla rappresentazione di casi strani e paradossali, senz’altro costituisce un punto di riferimento per la narrativa pirandelliana (ma la crisi d’identità del soggetto, aspetto fondamentale in tutta l’opera dello scrittore siciliano, è un tema tipicamente novecentesco).

RIASSUMENDO…

Nel Fu Mattia Pascal si condensano tutti i temi della poetica pirandelliana:

  • Perdita d’identità dell’uomo contemporaneo
  • Tema del doppio: il personaggio è scisso (Mattia/Adriano)
  • La forma che imprigiona la vita (impossibilità di vivere senza la “maschera”)
  • L’inettitudine: Pascal è un inetto, cioè un individuo che sogna un’evasione impossibile e che alla fine perde tutto e si rassegna ad una “non-vita”.
  • La famiglia come nido o prigione: la famiglia originaria di Pascal rappresenta la sicurezza del nido. Quella invece che si crea con la moglie è una prigione dalla quale evadere
  • La realtà è un flusso disordinato e inarrestabile: la società è dominata da comportamenti assurdi e imprevedibili, eventi paradossali sui quali si esercita la riflessione umoristica (che genera un sorriso amaro, venato di disperazione).

Pirandello, dunque, pur partendo da schemi e situazioni narrative di tipo “verista”, finisce col distruggere quegli schemi, che si rivelano insufficienti per rappresentare una realtà dagli aspetti contraddittori e caotici.

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